Lo smart working è una rivoluzione culturale

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Non chiamiamolo telelavoro o impiego da freelance: lo smart working sottende un concetto molto più articolato che ha a che vedere con tempi, spazi, risorse umane e tecnologie. Per parlare di lavoro agile bisogna prendere in considerazione i nuclei principali della struttura organizzativa e modificarli. La crescita della sua applicazione in Italia è stata esponenziale negli ultimi anni, ma spesso il tipo di rivoluzione che comporta tale modo di lavorare non è chiaro. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, infatti, oltre la metà delle aziende intervistate ha già lanciato o sta per dare il via a iniziative di lavoro agile.

Parliamo di un sistema che permette di creare interconnessioni e cooperazioni anche al livello business2business, tra le risorse aziendali e i clienti,  che possono svilupparsi lungo tutta la catena del valore o all’interno dell’impresa. Tra i vantaggi immediati, lo smart working sostituisce la produttività all’antagonismo, porta a una riduzione del cartaceo e degli spazi aziendali, aumenta la produttività. Se analizziamo lo stile di vita di chi lo mette in pratica, il lavoro agile riduce gli spostamenti, decongestiona i grandi centri urbani, migliora la qualità della vita e restituisce parte del tempo libero. Dall’aumento del benessere generale dei lavoratori e della soddisfazione professionale traggono beneficio le performance e la competitività aziendale.

Tra i detrattori di questo stile di lavoro, troviamo le aziende che si interrogano sulla sicurezza dei dati. La cybersicurezza rappresenta una nuova sfida per i datori di lavoro, perché spesso i dipendenti non sono sensibilizzati a trattare il tema con la dovuta cautela, adottando comportamenti rischiosi nella gestione dei dati, nell’utilizzo di connessioni e password.

Come abbiamo anticipato, di fondo è una questione di cultura aziendale: non possiamo parlare di cambiamento solo quando i dipendenti possono rimanere a casa uno o più giorni alla settimana, o svolgono attività da libero professionisti collegati a strumenti informatici dell’azienda. L’idea di “lavoro agile”, infatti corrisponde a creare procedure di lavoro più aderenti e adatte al nostro stile di vita. Spesso la ritrosia da parte delle aziende viene motivata dalla mancanza di sicurezza nella capacità e autonomia dei suoi dipendenti, oppure nell’incapacità di ragionare per obiettivi, valutando  il processo e non il risultato.

Per questo motivo, a monte del cambiamento delle abitudini lavorative ci deve essere una modifica culturale delle aziende e dei lavoratori. Le fasi operative di una struttura organizzativa alfabetizzata al lavoro agile parte dall’analisi della cultura aziendale e dei livelli di ACE (awareness, capabilities, engagement), si concentra sul benessere dei dipendenti, concepisce spazi aziendali diversi secondo le attività da svolgere e fornisce infrastrutture, device mobili e cloud che ne permettano la realizzazione con meno criticità possibili. Il management dovrà formare i suoi dipendenti alla responsabilizzazione e trasparenza, in un clima di reciproca fiducia.

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