Come adattarsi al cambiamento per un vantaggio competitivo

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Il cambiamento è connaturato agli ambienti in cui viviamo: che sia frutto di una decisione personale o imposta dell’alto,  resistere può portare un costo emotivo piuttosto alto. La capacità di adattarsi rapidamente e facilmente ai cambiamenti è spesso un vantaggio competitivo per un leader. Confusione, paura, ansia, frustrazione, impotenza possono essere emozioni con la quale ci si deve confrontare, difficili da gestire. Nei casi più intensi, il cambiamento può arrivare al burnout e mettere in moto una resistenza ancora maggiore alle variazioni della vita lavorativa.

Sebbene siano fasi delicate, è possibile prepararsi alle variazioni della vita lavorativa, calibrando di volta in volta la percezione delle nostre competenze e gli obiettivi da raggiungere. Una tendenza sempre più concreta sul posto di lavoro è l’attenzione all’intelligenza emotiva. Migliorare la propria adattabilità, infatti, unitamente a una gestione più consapevole dell’intelligenza emotiva, può rivelarsi utile per rompere uno schema legato a opinioni negative e implementare l’adattabilità.

A tal proposito, Danilo Carboni, formatore aziendale ed executive coach di Action Training Network, spiega: “Il cambiamento in realtà è sempre stato presente, ma nello scenario odierno il mondo si muove in modo molto più veloce rispetto al passato e noi non siamo abituati a questo dinamismo. Quindi tendiamo a respingerlo e a trovare alibi che ci sollevino da quello che può essere percepito come un oneroso fardello. Alcuni pensano che il cambiamento sia una cosa che non li riguarda ma in questo momento di forte transizione, tutti, nessuno escluso, sono chiamati a rimettersi in discussione, a rivedere il proprio modo di intendere il mercato del lavoro, la propria azienda, il proprio ruolo e anche tutto il resto.”

Spesso si legge “Abbraccia il cambiamento!”, ma quali sono le strategie per allenarsi a farlo? Qui entra in gioco l’intelligenza emotiva,  la capacità di conoscere e utilizzare le proprie emozioni, che influenzano poi i comportamenti. Tra le tecniche più utili, Kandi Wiens, professoressa all’Università della Pennsylvania e coach, suggerisce di identificare la radice della resistenza, analizzare la propria risposta emotiva alla novità, pianificare per essere parte attiva in una situazione nuova e costruire una prospettiva positiva per il cammino che si sta aprendo. Qual è la mia emozione primaria associata a questo cambiamento? Quali sono gli eventi che mi provocano frustrazione? Quali nuove opportunità posso avere con questo cambiamento? In che modo queste nuove occasioni aiuteranno me e le persone con cui collaboro? Sono queste le domande che permettono di riflettere sui propri atteggiamenti e assumere un ruolo attivo nell’evoluzione, che potrebbe aprire nuove porte per la carriera o l’azienda.

Secondo la sua esperienza nell’affrontare cambiamenti che influenzano le dinamiche di gruppo, Danilo Carboni spiega: “Il vero cambiamento avviene prima all’interno. Quello che noto più frequentemente nelle sessioni formative di change management è che le persone disorientate e impaurite dalle trasformazioni continue tendono a cercare all’esterno le chiavi per poter risolvere il problema e si mettono in attesa che qualcuno li salvi, attendendo un salvagente che non arriverà mai. Oggi, ognuno deve assumersi la responsabilità di sé stesso, innanzitutto, e diventare ‘padrone’ del proprio contesto di riferimento. Questo aspetto per molti lavoratori rappresenta una novità, soprattutto quando si è dipendenti di un’azienda e ci si aspetta che sia qualcuno più in alto in ruolo a fornire le risposte ai quesiti chiave.  Sempre più spesso ci si accorge che in realtà non è così. Affrontare questo salto di paradigma vuol dire guardarsi dentro, arrivare al cuore delle nostre convinzioni più profonde e passarle al setaccio con spirito critico. E’ proprio in questa situazione che le competenze che compongono l’intelligenza emotiva diventano cruciali per l’evoluzione dell’individuo.”


Dalla sua nutrita esperienza come facilitatore di dinamiche di gruppo che portano al raggiungimento di obiettivi concreti, Danilo Carboni, aggiunge: “Attraverso l’intelligenza emotiva siamo in grado di leggere e riconoscere le emozioni che ci bloccano e quelle che ci permettono di attingere al nostro potenziale creativo. L’analisi profonda delle emozioni avviene solo grazie alla corretta formulazione di domande che svelano la trama di convinzioni profonde che sottostanno ai nostri comportamenti. Sempre attraverso delle domande è possibile modificare i codici di lettura degli eventi che ci accadono e delle sfide che si pongono innanzi. Un buon coach, attraverso le chiavi di lettura e alle capacità offerte dalla sua intelligenza emotiva, può riuscire nel suo ruolo, sempre più delicato e cruciale, quello di facilitare questo processo di consapevolezza e di cambiamento degli individui all’interno di sistemi organizzativi più complessi.”



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